L'obesità infantile è un problema di notevole rilevanza sociale. Il fenomeno, denunciato a gran voce dai più autorevoli nutrizionisti, è il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo ossia alla costante introduzione di una quantità di calorie superiore alla quantità consumata. Cercando di semplificare, si può definire obeso un bambino il cui peso supera del 20% quello ideale mentre si può parlare di sovrappeso quando il peso è superiore al peso corretto del 10-20%.
Negli ultimi decenni il numero di bambini con problemi di peso, in Italia come nel resto del mondo industrializzato, è costantemente aumentato tanto che i bimbi in sovrappeso sono praticamente duplicati negli ultimi 20 anni.
In Italia, secondo i dati pubblicati dall'Istituto Superiore di Sanità e dall'ISTAT e aggiornati al 2000, sono quasi il 4% dei bambini a essere obesi e il 20% in sovrappeso. Dati più recenti (2003), forniti dalla Federazione italiana medici pediatri (FIMP), fanno salire le percentuali rispettivamente al 10% e al 30%.
La tendenza alla crescita continua tuttora tanto che dati ancora più recenti indicano che il fenomeno obesità interessa oggi più del 15% dei bambini, soprattutto nella fascia di età 6-13 anni e con maggiore frequenza nei maschi rispetto alle femmine.
L’obesità infantile ha una genesi multifattoriale, essendo il risultato di diverse cause più o meno evidenti che interagiscono tra loro; in primo luogo una eccessiva/cattiva alimentazione, legata o meno ad una ridotta attività fisica e a fattori di tipo genetico/familiare. I casi legati ad alterazioni ormonali o metaboliche (ipotiroidismo, disfunzioni surrenali) sono decisamente più rari.
Il ruolo di una dieta scorretta e squilibrata è ovviamente centrale: oltre a mangiare troppo, il bambino mangia in maniera sregolata, spesso e male.
Oltre all’alimentazione scorretta e squilibrata, non dobbiamo sottovalutare, come fattore di rischio, la ridotta attività fisica o la sedentarietà, frutto di uno stile di vita sbagliato, ma sempre di più frequente riscontro. I piccoli, infatti, tendono a passare sempre più ore davanti al computer e alla televisione, ad uscire sempre di meno e ad assumere atteggiamenti sbagliati come, per esempio, prendere l’ascensore anche per un solo piano o farsi accompagnare in auto anche per spostamenti di poche centinaio di metri. L’esercizio fisico è infatti di fondamentale importanza per il bambino che cresce contribuendo a ridistribuire le proporzioni tra massa magra (tessuto muscolare) e massa grassa (tessuto adiposo).
I fattori familiari non sono meno determinanti dei precedenti. L’obesità, sotto certi aspetti, può considerarsi un problema di natura ereditari sia per fattori costituzionale che ancor più per fattori culturali.
Un ulteriore dato preoccupante è rappresentato dalla persistenza dell'obesità infantile nell'età adulta, con conseguente aumento dei rischi per la salute.
Si stima infatti che circa il 40% dei bambini ed il 60% degli adolescenti obesi rimarranno tali anche in età adulta, con tutte le conseguenze negative per la salute dell’individuo.
L’obesità comporta notevoli conseguenze per la salute specialmente in età infantile.
Le conseguenze precoci più frequenti sono rappresentate da problemi di tipo respiratorio (affaticabilità, apnea notturna), di tipo articolare dovute al carico meccanico (varismo/valgismo degli arti inferiori, ossia gambe ad arco o ad “X”,dolori articolari, mobilità ridotta, piedi piatti), disturbi dell'apparato digerente.
Inoltre assai rilevanti possono essere disturbi di carattere psicologico, come disagio e vergogna, che possono condurre a una perdita di autostima e a sviluppare un senso di insicurezza. Questo aspetto genera tendenza all’isolamento che conduce ad un circolo vizioso caratterizzato da ulteriore rinuncia all’attività e ad una iperalimentazione reattiva.
Per quanto riguarda le conseguenze tardive, occorre sottolineare che oltre ad avere una maggiore predisposizione al sovrappeso/obesità, la persona che è stata “cicciottella” da piccola, risulta maggiormente esposta a determinate patologie, soprattutto di natura cardiocircolatoria (ipertensione arteriosa, coronaropatie), muscoloscheletrica (insorgenza precoce di artrosi dovuta all’aumento delle sollecitazioni statico-dinamiche sulle articolazioni della colonna e degli arti inferiori), e metabolica (diabete mellito, ipercolesterolemia ecc).
Da non sottovalutare le conseguenze di tipo psicologico, che possono trascinarsi ed amplificarsi negli anni, sino ad arrivare a stravolgere la vita del soggetto ed i suoi rapporti sociali.
La prevenzione del fenomeno obesità in età infantile deve essere perseguita sia per la ricerca di un migliore stato di salute della popolazione infantile che per il notevole risparmio di risorse economiche impegnate nella cura (si stima che il 4-8% dei costi globali per la sanità sia legato all'obesità
Il pediatra e il dietologo sono infatti le figure più indicate a predisporre un intervento mirato, ma sono i genitori ad avere il ruolo più importante. La consapevolezza del danno che l’obesità può arrecare alla salute del proprio figlio deve, infatti, far riflettere i genitori ad avere particolare attenzione e, in caso di anomalo aumento del peso corporeo del proprio figlio, spingerli ad un intervento precoce.
Proprio i genitori, oltre a sostenere una buona educazione ed igiene alimentare, dovrebbero in particolar modo incoraggiare e favorire una attività sportiva. E’ bene ricordare che una buona e regolare attività fisica, non solo garantisce al bambino una adeguata crescita e sviluppo sul piano muscolo-scheletrico, ma favorisce un più efficiente sviluppo dell’apparato cardiovascolare e polmonare con netto miglioramento della riserva funzionale importante nell’età adulta.
Lo sport, inoltre, rappresenta un momento di aggregazione sociale mettendo il bambino a confronto con coetanei o con se stesso favorendo una crescita di personalità.
IL RUOLO DEL RUGBY
Il rugby è uno sport caratterizzato da una elevata coesione tra i giocatori e da un concetto di squadra molto forte. Una caratteristica fondamentale del rugby è il suo contenuto educativo che prevede
- sviluppo di un forte senso di rispetto nei confronti dell’avversario e dei compagni di squadra
- confronto con l’idea di “sacrificio” che l’allenamento ed il gioco stesso richiedono.
Per le sue caratteristiche di fisicità, almeno nell’età infantile, non esclude a priori bambini o adolescenti in sovrappeso od obesi che molto frequentemente non trovano facile spazio in altri sport di squadra (calcio, pallavolo, basket) o individuali (nuoto, atletica, tennis) che richiedono dall’inizio maggiori doti di mobilità e agilità. Al contrario, nelle prime fasi di avviamento al gioco del rugby, una significativa stazza fisica può offrire una certa possibilità di riuscita nel gioco stesso favorendo la valorizzazione personale dei soggetti in questione.
Il rugby presenta quindi caratteristiche uniche e particolarmente adatte al recupero della predisposizione all’attività fisica e all’inserimento nel mondo dello sport e della competizione sportiva.
RAZIONALE DEL PROGETTO
Il presupposto, su cui questo progetto si basa, è quello di fornire al giovane con problemi di peso l’opportunità di trovare gratificazione e motivazione nella partecipazione ad un vero sport di squadra:
- spesso l’obesità è frutto di una serie di meccanismi perversi la cui rottura necessita di una buona “occasione”. Così partecipare a una reale attività di squadra può fornire al bambino o al giovane adolescente il desiderio di adeguarsi alle necessità fisiche che il gioco stesso prevede. Da questo desiderio può nascere la motivazione e l’impulso per accettare un progetto di allenamento fisico e le regole di vita quotidiana, per esempio alimentari, necessarie.
- lo sviluppo di un senso di appartenenza al gruppo e alla squadra che porta al bimbo un senso di adeguatezza ed appagamento e che rappresenta un ulteriore stimolo a partecipare.
- la crescita atletica che ne può conseguire generalmente in modo concomitante la riduzione del peso corporeo accompagna poi l’atleta nel suo percorso sportivo. Il beneficio fisico e psichico che ne può derivare risulta di grande utilità nella vita quotidiana e nella salute complessiva.
ATTUAZIONE DEL PROGETTO
- Fase di diffusione e divulgazione di questa idea è prodromica e concomitante lo sviluppo di una attività sul campo. Oltre ad opportune presentazioni del progetto, la diffusione si può basare direttamente su interventi mirati e sulla distribuzione di opuscoli e volantini.
- Target dell’iniziativa possono essere in ambito sanitario i pediatri, i nutrizionisti e i dietologi. Nell’ambito scolastico è possibile chiedere collaborazione ad insegnati di educazione fisica e personale amministrativo.
Infine negozi di prodotti dietetici e sportivi.
- Gli interessati al progetto possono essere avviati ad una minima conoscenza del gioco del rugby ed ai sui fondamentali direttamente sul campo cercando di favorire da subito lo stimolo al movimento. La fase successiva riguarda il confronto diretto con i ragazzi delle squadre giovanili alla ricerca di una completa integrazione. Per ciò che concerne la parte atletica deve essere prevista una assistenza e uno stimolo all’esercizio anche in ambito personale o domiciliare.
- Parallelamente è previsto un supporto nutrizionistico basato su incontri collettivi per regole di base, informazione e sensibilizzazione ai problemi della dieta oltre che a suggerimenti pratici.
- E’ infine prevista la consegna del materiale sportivo dell’Alessandria Rugby ai partecipanti che, dopo una prova iniziale, manifestino interesse nei confronti di questo sport e buona predisposizione.
Il progetto viene realizzato grazie al personale tecnico dell’Alessandria Rugby e ai ragazzi che nell’ambito della società si occupano dei progetti scolastici e di propaganda
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